Freedom Flotilla bis, cronaca di un fallimento annunciato

La Dignité al Karame

Ci risiamo: la banda della Flotilla ha provato nuovamente a salpare alla volta di Gaza, fallendo miseramente ancora una volta. Di fronte alla tragedia del popolo siriano represso dalla dittatura di Bashar Assad, tanto per citare l’ultimo dei tanti conflitti in corso nel mondo, molti dei quali dimenticati, i pacifinti preferiscono nuovamente pensare al “problema” (tutto loro) del diritto alla sopravvivenza dello Stato di Israele.

Non è bastato il recente rapporto ONU che, pur rimproverando Israele per aver provocato vittime sulla Mavi Marmara in acque internazionali (bah!), ha definito legale il blocco del traffico marittimo su Gaza imposto dallo Stato ebraico; non è bastata nemmeno la riapertura del valico di Rafah effettuata dall’Egitto nei mesi scorsi a convincere che i palestinesi non sono prigionieri a Gaza: niente da fare, il blocco navale israeliano è da combattere in tutti i modi, in ogni caso. Anche se il diritto internazionale lo prevede.

Numerose navi nelle settimane scorse hanno tentato di raggiungere la Striscia di Gaza, invano: la Grecia ha bloccato sul nascere ogni tentativo della Freedom Flotilla II. Cosa che ha provocato la cosiddetta Fly-tilla, cioè il tentativo (che oserei definire disperato) degli attivisti di raggiungere Israele via aerea per mettere in atto delle contestazioni e per raggiungere i territori palestinesi controllati da Hamas.

Solo una nave, anzi un motoscafo, battente bandiera francese, la Dignité al Karame, è riuscita in qualche modo ad oltrepassare la sorveglianza greca: intercettata dalla Marina israeliana è stata condotta nel porto di Ashdod insieme al suo equipaggio. Il tutto fortunatamente senza alcuna resistenza, a differenza di quanto avvenne l’anno scorso con la Mavi Marmara, il cui equipaggio come abbiamo già avuto modo di constatare, era composto in gran parte da militanti islamisti e filo-islamisti (consiglio la lettura dell’esauriente articolo che ho pubblicato a tal proposito).

Di seguito tre video che testimoniano in che modo si è svolta l’intercettazione della Dignité, rilasciati dal portavoce dell’IDF su YouTube. Il primo riporta la conversazione radiofonica tra la marina e l’equipaggio della nave, che dichiara di essere diretto a Gaza.

In seguito i soldati israeliani si avvicinano all’imbarcazione, senza incontrare problemi, a differenza di quanto avvenne l’anno scorso (testimoniato dal video).

Infine, i soldati conducono l’equipaggio della Dignité sulla loro imbarcazione.

Insomma, tutto è bene quel che finisce bene. Se anche l’anno scorso l’equipaggio della Mavi Marmara si fosse comportato in maniera altrettanto composta sicuramente il bilancio non sarebbe stato di 9 morti come invece fu. Ma come abbiamo avuto modo di vedere a bordo di quella nave vi erano i militanti dell’IHH, organizzazione vicina ad Hamas. Ma d’altronde il loro fine era proprio mettere in cattiva luce il nemico sionista, così come questo era il vero fine di questa nuova Flotilla organizzata quest’anno. Purtroppo per loro invece non ne è arrivato nessun martire. Tempo buttato a mare dunque.

Nemmeno a dirlo, i media filo-palestinesi stanno già rosicando, nonostante l’evidenza dei fatti. Che continuino pure, tanto Israele ha agito nel pieno delle leggi internazionali, come ben sapevano anche quelli della Dignité che infatti non hanno mosso ciglio. Continuino pure a sputare veleno contro Israele, la realtà dei fatti cambia poco.