Il concetto di ebrei popolo eletto: razzismo o no?

Il Monte Sinai, dove gli ebrei ricevettero i Dieci Comandamenti e la Torah 

“Voi avete visto ciò che ho fatto all’Egitto: portandovi [come] su ali d’aquila, vi ho condotti a me. E ora, se ascolterete la Mia voce e osserverete il Mio patto, sarete per Me il tesoro [più amato] tra tutti i popoli, poiché tutta la terra Mi appartiene. E voi sarete per me un regno di prìncipi e una nazione santa!” (Esodo 19, 4-6)

La definizione di “popolo eletto” pesa sugli ebrei, da secoli. Molta gente considera questa definizione un chiaro segno del razzismo ebraico: “un popolo che si sente superiore agli altri, ma chi si crede di essere?”; questo potrebbe essere, in linea di massima, il pensiero diffuso in molte persone a riguardo.

Una definizione, quella di “popolo eletto”, che talvolta arriva a riguardare persino la questione mediorientale tra israeliani e palestinesi: capita frequentemente che le operazioni militari israeliane atte a prevenire il terrorismo o a replicare ad un attacco subìto, vengano commentate da qualcuno con parole del tipo: “beh, loro sono il popolo eletto quindi si sentono giustificati a fare qualsiasi cosa”. Quasi come a volere, in un certo senso, depistare (forse involontariamente o forse no) dalle reali motivazioni dietro a queste operazioni (che sono evidentemente tutto tranne che a fini religiosi).

Iniziamo a togliere i libri

In Scozia vengono banditi i libri stampati in Israele, una decisione che ricorda i roghi dei libri durante il periodo nazista. Sarà per l’islamofobia?

Fahrenheit 451

Come in una sorta di romanzo orwelliano, se da domani uno studente scozzese si recherà nella locale biblioteca pubblica per chiedere i romanzi di Agnon e Appelfeld si vedrebbe rispondere che quei libri sono stati banditi.

E’ successo che un consiglio provinciale in Scozia, il West Dunbartonshire (centomila abitanti), con una semplice ordinanza è diventata la prima regione in Europa a bandire libri israeliani dalle biblioteche pubbliche. Un portavoce del West Dunbartonshire ha spiegato che non verranno fatti sparire “i libri israeliani stampati in Gran Bretagna, ma solo quelli stampati in Israele”. Ha poi ammesso che soltanto lo stato ebraico è stato colpito dal provvedimento, mancando qualunque limitazione per i testi stampati in Iran o Siria. Lo scrittore israeliano Amos Oz parla di decisione “vergognosa”.

“Dove oggi si boicottano libri – ha commentato l’ambasciatore israeliano a Londra, Ron Prosor – in futuro potremmo assistere anche al loro rogo”, richiamando alla memoria il falò di libri ordinato da Joseph Goebbels. Altri hanno ricordato le parole del poeta Heinrich Heine: “Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini”. Circola uno strano veleno antiebraico nelle classi abbienti e pensanti europee. La settimana scorsa il famoso regista Lars von Trier aveva definito Israele “un dito nel culo”.

In questa fase critica per la sopravvivenza d’Israele, sotto minaccia e disagio prenucleare, torna ad agitarsi una vecchia conoscenza dell’Europa. Il disprezzo per gli ebrei. Ne sono espressione queste nuove biblioteche judenrein.

IL FOGLIO 26/05/2011
Fonte: Kolòt

Le esigenze di sicurezza di Israele per la pace

Perché Israele oggi come oggi non può tornare ai confini del 1967? Quali sono i presupposti necessari perché Israele possa accettare di cedere i territori conquistati nella guerra dei Sei Giorni? Questo video cerca di fare chiarezza in merito.

Non dimenticate di vedere, a completamento di questo video, anche quest’altro filmato (se non lo avete già fatto).

Si consiglia di diffondere questi video, per far capire alla gente che le pretese di Israele non sono campate in aria ma sono strategicamente vitali per la sua sopravvivenza. Troppo facile gridare “pace” invocando la cessione di porzioni di territorio senza valutare la conformazione geografica e la nuova situazione geopolitica della regione, ben diversa da quella del 1967.

Perché Israele non può tornare entro le linee del 1967

Un video preciso e sintetico che spiega i motivi per cui la dirigenza israeliana esita nel concedere ai palestinesi il controllo della Cisgiordania, ritirandosi entro i confini antecedenti la guerra dei Sei Giorni.

Come può Rai3 dare voce e risalto ad un simile schifo antisemita?

Guardate il servizio andato in onda su Mi manda RaiTre del 6 maggio 2011. All’inizio sembra soltanto un povero pazzo con una concezione disgustosa della vita: alla fine si scopre che, oltre tutto ciò, il tizio è anche un puro antisemita. Purtroppo ci sarà sicuramente chi darà credito alle parole di questo pazzoide, allora perché dargli visibilità in TV? Soprattutto considerando che è un personaggio già abbastanza noto? Complimenti al servizio pubblico.

Ulteriori informazioni su questo tale dottor Ryke Geerd Hamer le trovate su Wikipedia.

Ryke Geerd Hamer

Perché i palestinesi vogliono che questo video venga rimosso?

E’ questa la domanda che si pone il creatore di questo video che evidentemente ha toccato un argomento scottante. Lo riporto qui perché è realizzato molto bene e merita. Forse un giorno lo tradurrò anche in italiano, nel frattempo lo riporto da YouTube in versione originale (è di facile comprensione comunque).

Ne consiglio caldamente la visione a tutti!

L’esodo ebraico dalla Libia: racconti, documenti, testimonianze

Il pogrom e l’esodo dei
40 mila ebrei libici

Furono 40 mila gli ebrei libici espulsi nel 1970, assieme agli italiani. Come gli ebrei di Djerba, di fronte alla città tunisina di Gabès, dove una comunità ebraica fu creata nel 586 a.C. da profughi di Gerusalemme in fuga dopo la distruzione del primo Tempio da parte del babilonese Nabucodonosor. Come gli ebrei della bellissima Casablanca, dove c’è la seconda sinagoga più grande del mondo e dove al Qaeda ha colpito tre anni fa. Come gli ebrei d’Algeria, che erano 200 mila ebrei nel 1962 e si sono ridotti a un centinaio scarso. Come gli ebrei di Siria, che dai 45 mila del 1948 sono passati ai 5.000 del 1987 e ai 63 del 2001.