I muri del mondo

Si sente parlare spesso della barriera costruita tra Israele e i territori palestinesi con lo scopo di arginare l'ingresso illegale di terroristi nel territorio dello Stato ebraico. Molte persone contestano questa barriera, ma ignorano che nel mondo ci sono numerosi casi analoghi, molti dei quali che non hanno neppure una ragione veramente giustificabile.

Naturalmente le ragioni dell’esistenza della barriera israeliana prescindono da ciò che avviene altrove nel mondo: ma perché allora chi lo contesta non fa altrettanto con gli altri muri sparsi nel pianeta?

Il Talmud vive nonostante tutti i roghi

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Fa paura la sua democraticità di opinioni in aperta dissonanza con l’interpretazione univoca e dogmatica dei testi biblici di altre religioni.

di SCIALOM BAHBOUT

Tutta colpa di Gutenberg! Se non avesse inventato la stampa, forse, la chiesa non avrebbe trovato l'occasione buona per mandare al rogo centinaia di copie del Talmud e di altri libri ebraici. Le due più importanti case editrici veneziane di libri ebraici del XVI secolo, Marcantonio Giustiniani e Aloise Bragadin, avevano stampato contemporaneamente nel 1550 il Mishnè Torà di Maimonide: i due tipografi si accusavano a vicenda, sostenendo che la parte avversa aveva usurpato il proprio diritto in merito alla stampa dell’opera. Con la complicità di alcuni ebrei apostati, la disputa fu portata davanti alla corte papale, ma con l’accusa che i libri ebraici, stampati in quelle tipografie, contenevano offese e attacchi contro il cristianesimo.

Il Talmud siamo noi

Il Talmud non è un’opera unitaria ma è una raccolta di detti di molti Maestri diversi, esposti nel corso di varie generazioni, quasi sempre in contrasto l’uno con l’altro. E' un testo religioso, giuridico, scientifico, filosofico, letterario, esegetico, omiletico. E’ talmente vasto che non a caso viene chiamato il “mare”

Cos’è il Talmud? E’ l’anima del popolo ebraico. E’ la sua essenza, è il fondamento della sua esistenza. Gli ebrei sono ebrei grazie al Talmud. Sono nati con la Torà (e il resto della bibbia), ma sono cresciuti e sono diventati quello che sono con il Talmud. Eppure, il Talmud non è un’entità separata e avulsa dalla Torà, tutt’altro. Il Talmud, una parola che significa “studio”, è infatti lo studio della Torà. Il testo scritto, come è per definizione la Torà, deve necessariamente essere accompagnato da una tradizione orale che indirizzi e determini come il testo va capito, interpretato, applicato. E poiché gli ebrei sono tanti, e notoriamente hanno opinioni diverse gli uni dagli altri, hanno da sempre discusso su quale debba essere l’interpretazione esatta di una norma o di un verso della Torà. Il Talmud è l’elaborazione della “registrazione” di queste discussioni nelle yeshivòt (accademie), protrattesi per circa cinque secoli e messe infine per scritto in due fasi: la prima con la Mishnà, che rabbi Yehudà Hanasì redasse alla fine del II secolo; la seconda, due-tre secoli più tardi, con la Ghemarà (un termine aramaico che significa anch’esso studio), che raccoglie le discussioni dei maestri sulla Mishnà, diventata essa stessa oggetto di studio. Il Talmud è l’insieme della Mishnà e della Ghemarà e se ne hanno due redazioni distinte, una proveniente dalla terra d’Israele (il Talmud Yerushalmì), l’altra dalla Babilonia (il Talmud Bavlì). Uniti, i due Talmudim ammontano a quasi 30 volumi di dimensioni enciclopediche.

In Italia cresce l’antisemitismo virtuale e l’uso delle parole ‘malate’

Shalom pubblica in anteprima l’allarme lanciato dallo studio del CDEC:
aumento sensibile dei siti e dei blog negazionisti e giudeofobici.

GIACOMO KAHN

“Siti negazionisti, antisionisti, o giudeofobici, siti di destra e sinistra estreme, islamisti, o cattolici integristi, cospirativi. E’ difficile quantificare il numero di contatti, ossia quante persone entrano in relazione con questi contenuti, ma è certo che attraverso internet la propaganda e la diffusione di idee intolleranti diventa più facile. Internet informa, organizza, conferisce struttura relazionale e sistema di comunicazione a gruppi estremisti e tra questi anche quelli antisemiti. Il rischio dell’antisemitismo on line è la sua capacità di influenzare i valori sociali, soprattutto tra i più giovani. La tecnologia crea un ambiente dove l’antisemitismo o altre forme di odio, diventano accettabili all’interno della società.

La tolleranza politica moderna che nasce dal Talmud

William Blake in un ritratto di Thomas Phillips

La Torah, la letteratura talmudica e il giudaismo medievale hanno un ruolo decisivo per la formazione dell’idea repubblicana

di Giulio Busi

«Religione e politica non sono forse la stessa cosa?». Agli inizi dell’Ottocento, quando quell’inguaribile testa calda di William Blake poneva questa domanda ai (pochissimi) lettori del suo Jerusalem, la frase aveva ormai un valore soprattutto provocatorio. Erano quasi due secoli che gli intellettuali europei si scagliavano contro la vecchia alleanza tra Stato e Religione, e le rivoluzioni settecentesche avevano sancito la separazione tra i due domini.

Il distacco tra cosa pubblica e istituzione di fede è generalmente considerato il risultato di un lento cammino di laicizzazione della società occidentale. In un nuovo libro, destinato a far discutere, Eric Nelson dell’Università di Harvard prova a smontare questa vulgata e per farlo non esita a gettare nella mischia pii teologi protestanti del Seicento e, cosa ancora più inaspettata, un bel numero di rabbini tradizionalisti. Il volume s’intitola eloquentemente La Repubblica ebraica (The Hebrew Republic), e cerca di dimostrare che non solo la Bibbia ma anche la letteratura talmudica e le fonti del giudaismo medievale giocarono un ruolo decisivo nell’emergere della tolleranza religiosa e di una rigorosa idea repubblicana.

La macellazione rituale ebraica

Molti si domandano come sia possibile che la Torà, promotrice dei valori universali di sensibilità e compassione verso il prossimo, consideri la macellazione rituale ebraica detta shechittà l’unico metodo di macellazione possibile, escludendone qualunque altro.

La domanda acquisisce ulteriore peso se si considera che la Torà vieta esplicitamente la provocazione di dolore inutile agli animali1, fatto che emerge, ad esempio, dal precetto che richiede di sollevare l’onere di una bestia crollata sotto il proprio carico, anche qualora l’animale appartenga al nemico2.

A questo proposito, il Talmud afferma che, nel caso di un animale in pena, è vietato porgere aiuto in cambio di denaro, in quanto la sofferenza della creatura deve essere alleviata con la massima urgenza3.

Gli esempi che si potrebbero citare in proposito sono innumerevoli.

Emerge di nuovo la domanda: se la Torà considera la compassione un valore tanto essenziale, per quale motivo essa richiede di uccidere gli animali con un coltello, vietando qualunque altro sistema fra i più diffusi, quale lo sparo di un chiodo alla testa dell’animale per mezzo di una pistola, che – pare – assicuri una morte più rapida e meno dolorosa? La Torà vieta, inoltre, di stordire l’animale in qualunque maniera prima di ucciderlo: né colpendolo con un oggetto pesante né per mezzo di una scossa elettrica (elettroshock), ad esempio, entrambi sistemi adottati ormai in tutto il mondo al fine di ridurre la sofferenza degli animali.●

Di seguito ci si inoltrerà esclusivamente nella questione concernente il metodo più opportuno per macellare bestiame e volatili, tralasciando intenzionalmente la questione della legittimità della consumazione della carne.

I metodi subdoli del negazionismo della Shoah

Valentina PisantySentir parlare di negazionismo della Shoah è un qualcosa già di per sé assurdo: ma avete mai avuto a che fare direttamente con un convinto assertore delle teorie negazioniste? Spero proprio per voi di no, è un’esperienza sgradevole che vi costringe a dover sottolineare delle cose ovvie già risapute da chiunque, ma che vengono messe continuamente in discussione. Non basta infatti citare tutte le numerose testimonianze dell’esistenza dei campi di concentramento, tutte le foto, i video, i documenti, ma soprattutto i campi stessi che sono ancora lì, che attestano senza ombra di dubbio la veridicità storica della Shoah: ognuna di queste prove appena citate è da considerarsi una mistificazione, una falsità, una messa in scena creata a puntino dagli ebrei per giustificare l’esistenza dello Stato di Israele (come se questa potesse essere giustificata solo in questo modo). Una messa in scena evidenziata, secondo le teorie negazioniste, da numerose evidenze ed incongruenze nei numeri e nelle informazioni che tutt’oggi abbiamo a testimonianza dell’Olocausto e che fanno del complotto ebraico la sua origine principale.

Di seguito un piccolo saggio scritto dall’accademica e semiologa italiana Valentina Pisanty, dedicato alle metodologie subdole utilizzate dai negazionisti per supportare le loro teorie. Non c’è miglior modo di combattere i nemici della verità se non conoscendo le armi da loro utilizzate. Il testo è abbastanza lungo, ma vale la pena leggerlo perché è molto interessante e completo, pur risalendo a parecchi anni fa.